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Aletonga - Vignette Comics by Sergio Calderale

Personaggi principali

Dicono di lei:

Il Disegnatore:
chi è Aletonga? Se non lo sa nemmeno lei, come potrebbero altri spiegarlo?
In ogni caso è stata buttata su un palcoscenico, per cui ognuno provi a farsi la sua idea.

Lo squalo sciamano:
è come una stanza piena dell’eco degli strilli di quelli che l’hanno abitata. E questo è il suo lato umano. Ma essendo anche figlia del mare, di quella stanza rimanda anche i lunghi silenzi che l’hanno stordita nelle assenze.

Lo scoglio:
è una lagnosa insopportabile, però meglio ospitare lei piuttosto che i granchi

Il Disegnatore [bis]:
voleva un posto fuori mano dove stare tranquilla a pensare. Allora perché adesso non fa che lamentarsi? Sto pensando seriamente di ambientare le sue avventure su Marte. Vediamo se le va bene.

Il Disegnatore [tris]:
Aletonga dovrebbe essere un po’ come la borsa di Mary Poppins. O forse, per dirla con altre parole: la sfida di cavar sangue dalle rape.

Troy Underwood:
ad Aletonga piacerebbe parecchio la frittura mista che fanno in quel ristorantino vicino a casa mia.

Tutt’altro che una comparsa, alimenta il segreto desiderio di poter diventare, un giorno, il protagonista della striscia. La sua natura di scoglio, che lo vorrebbe immobile, viene spesso sovvertita dal disegnatore, che lo fa spostare. Oppure è Aletonga che smarrisce la strada? Non s‘è mai capito bene.

Rappresenta la sfacciataggine. In termini scientifici è il clone sexy di Aletonga, voluta dal Disegnatore per incrementare le vendite del fumetto (l’espediente, ovviamente, non ha funzionato).
Le piacciono le metafore spinte, ma c’è il dubbio che non sia la mantide che pretenderebbe di essere.
Alzando il tiro, e rifacendosi a Shakespeare, la si potrebbe definire uno Yorick in tanga.

Mai uguali a loro stessi, sintomo di una voglia di protagonismo smodata e irragionevole del personaggio che li indossa. Indizio che il Disegnatore ha seminato in modo che fosse a prova di stupido.
Quando si parla di Aletanga spiccano per assenza, denotando una voglia di nudismo che il Disegnatore riesce a stento a tenere a freno.

Quantitativamente è senz’altro lui il protagonista del fumetto. Come gli altri personaggi ha i suoi alti e bassi, non necessariamente legati alle maree. Lo permea, forse, un’aura di saggezza. Dev’essere inoltre molto salato perché Aletonga, nonostante non se la cavi granché col nuoto, alla fin fine resta sempre a galla.

E’ l’altra metà del cielo, che sarebbe il mare, di Aletonga. (Il bisticcio di parole è voluto).
Parrebbe molto respirabile, anche se lì il misuratore delle polveri sottili non ce l’hanno mai portato, per cui meglio non sbilanciarsi. Assume colori assai mutevoli, per intonarsi ai costumini di Aletonga, e in questi casi traspare chiaro come l’artificio del disegnatore prevalga su una logica di verosimiglianza.

Risplende in modo così ostinato da sembrare a volte posseduto da un
paranoico accanimento.
Aletonga ha con lui un rapporto di quasi-odio quasi-amore, secondo il grado delle scottature che le infligge.
A volte pare perfino uno spreco che una torcia così potente illumini un orizzonte talmente spoglio, e la notte sembra soltanto il momento di un sano e doveroso risparmio energetico.